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L’ARBITRO: UN’ ATLETA TRA GLI ATLETI

L’ARBITRO: UN’ ATLETA TRA GLI ATLETI.

di Matteo Loporchio

Fino ad una ventina di anni fa, il gioco del calcio era quasi interamente basato sulla tecnica.

Oggi, invece, prevale il gioco atletico ossia basato sulle ottimali prestazioni atletiche dei giocatori.

Questo a sua volta ha condizionato anche la preparazione atletica degli arbitri: se sfogliamo l’ amacord  di alcune gara calcistiche, per esempio degli anni settanta, la maggior parte degli arbitri apparivano con qualche chilogrammo in più e basavano esclusivamente il loro arbitraggio su una gestione caratteriale.

L’arbitro moderno invece si è adeguato al calcio moderno: gestisce sempre le gare caratterialmente, tuttavia è un’atleta che GIOCA tra gli atleti.

L’essere atleta apre così una nuova dimensione problematica: dalla quotidiana preparazione atletica fino alle problematiche psicologiche che possono ottimizzare lo stesso esito atletico.

Attualmente, si ritiene, che l’arbitro che riesce sempre a stare vicino all’azione, riesce a vedere quasi tutto e il suo margine d’errore è minimo.

A differenza dei giocatori che sono schierati nel campo in modo da occuparlo cadauno in parte, l’arbitro è costretto a correre su tutto il terreno di giuoco, spesso non avendo tempo per recuperare energie.

Da qui nasce l’esigenza di un arbitro atleta.